L’antico splendore di Vasto con l’Anfiteatro Romano
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L'antico splendore di Vasto con l'Anfiteatro Romano

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La piazza principale di Vasto, piazza Rossetti, conserva nell’andamento della sua pianta a ellisse una chiara traccia dell’esistenza di un importante monumento antico della città: l’anfiteatro.

Dell’edificio, i cui livelli di frequentazione sono attualmente sepolti ad una profondità di oltre 5 metri, rimangono visibili alcuni tratti dell’ellisse sul lato orientale della piazza. Nei sotterranei del vicino Castello Caldoresco sono inoltre accessibili un altro tratto dell’ellisse e l’ingresso monumentale dell’edificio.

L’anfiteatro è realizzato in opera mista costituita da reticolato policromo alternato a filari di laterizi e risulta databile fra la fine del I e la metà del II secolo d.C.

[nella foto a sinistra: Piazza Gabriele Rossetti.  Appare evidente la pianta ellissoidale della piazza, che ha conservato chiara traccia del preesistente anfiteatro romano, oggi in buona parte sepolto o inglobato nelle case.  Immagine tratta da L. Murolo, Vasto. Territorio e città tra antichità e medioevo, Vasto: il Torcoliere, 1995]


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[nella foto 1: In rosso i tratti dell’ellisse dell’anfiteatro, visibili tra i negozi del lato orientale di Piazza Rossetti. Nella 2 e 3: particolari dell’opus reticulatum policromo alternato a filari di laterizi. Tutte le foto sono di Nicolò D’Annunzio]


La cavea, ossia l’insieme delle gradinate sulle quali prendevano posto gli spettatori, era costituita da tre anelli. I resti visibili tra i negozi del lato orientale di piazza Rossetti sono riferibili all’anello intermedio della cavea. L’anello esterno, posto a 9-10 metri dall’anello intermedio, è suggerito da alcuni ritrovamenti in piazza Diomede e dall’andamento curvilineo del Largo del Pianetto.

L’esistenza di un anello interno è infine ipotizzabile per la differenza di livello (3 metri circa) fra l’anello intermedio e l’alzato dei muri dell’entrata, inglobati nei sotterranei del Castello Caldoresco.

[nella foto a sinistra: Planimetria ricostruttiva dell’anfiteatro. Immagine tratta da A. R. Staffa, Dall’antica Histonium al castello del Vasto, Fasano di Brindisi: Schena Editore, 1995]


L’anfiteatro presentava l’asse maggiore di 113 metri e quello minore di circa 92,80 metri. Gli assi dell’arena (lo spazio centrale nel quale si svolgevano gli spettacoli) misuravano invece 81,50 e 61,70 metri. Tali dimensioni fanno dell’anfiteatro di Vasto uno dei più importanti dell’intera Italia centrale. Sulla base delle misure, si stima che l’edificio potesse contenere circa 16.000 spettatori. Se si considera che all’epoca il numero di abitanti di Histonium non poteva superare le 60.000 unità, la grandezza apparentemente eccessiva del monumento si spiega col fatto che gli spettacoli istoniensi attiravano la popolazione dei centri vicini.

Nell’anfiteatro si svolgevano i munera gladiatoria e le venationes, vale a dire i combattimenti tra gladiatori e gli scontri tra gladiatori e animali.

Alcuni autori del passato hanno ipotizzato lo svolgimento di naumachiae, battaglie navali ad esercizio dei soldati e a divertimento della popolazione. L’invaso dell’arena sarebbe stato riempito attraverso l’odierna via Naumachia con le acque defluenti dall’acquedotto romano. Tuttavia, la rarità delle naumachiae nella stessa Roma dovrebbe indurre alla prudenza nel proporre tale funzione per l’anfiteatro di Histonium.

Insieme ad altre grandi strutture pubbliche quali le Grandi Cisterne, le Piccole Cisterne e le Terme, l’anfiteatro va a completare l’impianto urbano già delineatosi in età giulio-claudia, collocandosi in posizione decentrata rispetto all’insediamento.

La forma ellittica dell’edificio non ne favoriva l’inserimento nel tessuto urbano, ripartito in insulae quadrangolari. L’ampiezza dell’area da occupare per l’edificazione di un anfiteatro non era facilmente reperibile in un contesto insediativo densamente abitato.

Gli edifici per gli spettacoli, inoltre, attiravano l’afflusso di genti dal territorio circostante, per cui era opportuno non congestionare il traffico urbano e favorire il rapido deflusso degli spettatori, anche per limitare occasioni di risse e disordini. Per di più il frastuono che sicuramente si levava dalla cavea avrebbe disturbato la vita quotidiana della città se l’anfiteatro non fosse stato dislocato in posizione periferica.

A partire dal V secolo, a seguito delle invasioni barbariche che provocarono il crollo dell’impero romano d’Occidente, anche Histonium fu inesorabilmente coinvolta in un lento declino. Lo splendore dell’età romana lasciò il posto ad una fase di decadimento. Cominciarono a verificarsi fenomeni di distruzione e abbandono, dovuti non solo alla crisi del mondo romano, ma anche a catastrofi naturali. Infatti, un grande terremoto dagli effetti devastanti colpì la città nel 346 d.C.

Cominciò a venir meno la manutenzione degli edifici monumentali che avevano ormai perduto la loro funzione originaria e la loro importanza urbanistica. Ciò accadde anche a causa della guerra greco-gotica (535-553), in seguito alla quale il territorio di Histonium finì nell’orbita bizantina.

Fino al VII secolo d.C. la città subì una forte contrazione per far fronte alle esigenze difensive: l’estensione dell’insediamento corrispondeva più o meno all’attuale centro storico di Vasto. Il declino culminò nell’802 con l’assalto del conquistatore franco Aymone di Dordona che distrusse la città e, ottenutala poi in gastaldato, edificò sui resti dell’antica Histonium un borgo fortificato detto Guast D’Aymone.

Fra il X e l’XI secolo, l’anfiteatro e le zone adiacenti assunsero un notevole rilievo fortificatorio e l’intero complesso prese il nome di Castellum. Il preesistente impianto romano cominciò ad assumere le sembianze di un castrum, ossia di un luogo semifortificato adibito alla difesa militare, attorno al quale andò a concentrarsi progressivamente l’intero abitato.

La rinascita continuerà fino alla metà del XIV secolo, manifestandosi attraverso il ripopolamento, l’espansione del tessuto urbano, il riassetto del territorio ed il conseguente sviluppo economico.

Il XV secolo segnò l’inizio della signoria di Giacomo Caldora, famoso maestro d’armi. Questi edificò, riutilizzando i resti dell’anfiteatro, una possente cinta muraria avente nel Castello (detto Caldoresco) il suo principale baluardo difensivo. Il Castello sarà costruito in corrispondenza dell’ingresso dell’antico anfiteatro e sostituirà l’anfiteatro nella sua funzione di difesa, poiché le strutture murarie superstiti del monumento non erano più in grado di far fronte alle sollecitazioni di natura guerresca provenienti dall’esterno.

Dal Castello Caldoresco sino al caposaldo costituito dalla torre di Bassano, le mura presentavano un tracciato curvilineo, perché sovrapposte alle strutture del grande anfiteatro di Histonium.

All’esterno delle difese urbane rimasero il lato occidentale dell’edificio e l’arena, che subirono un progressivo interro sia naturale, dovuto ad un’improvvisa e disastrosa alluvione, sia intenzionale, in quanto le strutture superstiti all’esterno della cinta avrebbero potuto costituire un avamposto per il nemico.

Recentemente, durante i lavori di pavimentazione del settore orientale della piazza, sono emerse alcune strutture tuttora non chiaramente identificate. Molti vastesi auspicano l’allargamento degli scavi archeologici e la messa in luce dell’intero anfiteatro.

per Vasteggiando - Francesca D'Annunzio (riproduzione riservata)

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Parole chiave:

anfiteatro romano histonium piazza rossetti vasto

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