Costantino il Gelataio e il famoso “pepe sul gelato”

“Lo mettiamo il pepe?”. E’ un interrogativo che al ristorante può far rispondere con un “sì” o con un “‘no”. Ma se in una gelateria, dopo aver scelto i gusti del cono, ci si sente rivolgere questa domanda dal sorridente maestro gelataio, il rischio di restare quantomeno perplessi è davvero molto alto. A meno che non ci si trovi in corso Italia dal “mitico” Costantino, l’uomo dei coni da 80 centimetri e del “pepe sul gelato”. Che poi è una semplice spruzzata di cacao sulla panna montata che con lui è diventato un segno di distinzione. “E pensare che non mi ricordo neanche com’è nato questo gioco del pepe sul gelato”, ci dice dopo aver alzato la saracinesca del suo negozio e aver accolto me e Costanzo con un caffè. “Per quante ne ho combinate ci sarebbe voluta una persona solo per ricordarsi tutto. Per fortuna oggi ci sono tanti clienti e amici storici che vengono qui e con loro ricordiamo tanti episodi del passato”. Il pepe sul gelato

Costantino Cianciosi, per tutti semplicemente “Costantino”, è originario di Furci. “I miei nonni avevano l’alimentari e la cantina. Così sono stato sempre nel commercio”. Quando era giovane decise di andare a Milano, “così, per mia volontà” e lì frequentò i corsi che lo portarono ad aprire la sua gelateria. Dopo un po’ di anni, però, il legame con la sua terra natìa ha avuto la meglio e Costantino è tornato a casa per aprire la sua gelateria, in un corso Italia che rappresentava il cuore pulsante di una città in pieno sviluppo. Il primo locale era esattamente prima di quello dove si trova ora, al numero civico 23. Il numero diede il nome alla sua attività, la Gelateria 23. “Scegliere il numero civico come nome per l’attività era una cosa strana per la Vasto di quegli anni. Una volta entrarono due ragazze e mi dissero che avevano fatto una scommessa sul nome della gelateria. Io, con molta tranqullità, risposi che il 23 voleva dire che il facevo un gelato da 23 centimetri!” Una risposta buttata lì per caso, anche con un pizzico di malizia da un giovanotto che nel 1974 esercitava il suo fascino sulle ragazze, divenne lo spunto per i suoi coni da record. “Dovetti fare davvero un cono alto 23 centimetri. E da lì iniziarono le richieste, sempre più esagerate. Sono arrivato a fare un cono alto 80 centimetri. Ho dovuto smontare la macchina della panna per poterla mettere sul gelato. Era tutto documentato, solo che diedi quella foto ad una persona di Pescara e non la ebbi mai più indietro”.

Tra coni da record e pepe Costantino è andato avanti per tanti anni, portando avanti che vede nella sua attività, in Martone e nel Bar Venezia i capostipite (ancora in piena forma) delle gelaterie vastesi. Mentre siamo a chiacchierare arrivano i primi clienti per prendere un gelato approfittando del bel sole settembrino. Ad ogni richiesta lui risponde sempre (o quasi), “buona scelta”, per arrivare poi alla fatidica domanda. Di aneddoti su 39 anni di attività ce ne sono tanti, anche legati al suo stile di vita. “In passato ci sonos tati anni fiorenti, avevo messo tanti tavoli fuori, faevo tante coppe originali. Ma io ho un problema, non sono legato ai soldi. Non ho mai voluto aprire una gelateria per la stagione estiva a Vasto Marina e ho sempre lavorato secondo la mia testa. Anche quando avevo la clientela per vendere tanto gelato ogni giorno mi accontentavo delle mie quantità. Una volta ricordo che arrivato a metà serata, con la fila fuori dal locale, dissi a tutti: il gelato è finito, arrivederci”. Chiacchierando con l’amico Francescopaolo D’Adamo gli avevo detto che sarei stato da Costantino e lui mi ha suggerito una domanda. “Come si fa il gusto limone?” A Costantino sono brillati gli occhi. Ha aperto il cestello, preso due cucchiaini e fatto assaggiare a me e Costanzo. “Limone, fragola, melone e cocco si fanno in un modo semplicissimo: frutta fresca, acqua e zucchero. Basta”. Alle pareti qualche foto di clienti stranieri che, una volta tornati a casa, mandano a Costantino la foto scattata in gelateria. “Una volta ci tenevo di più”, confida con un velo di malinconia. Il figlio Carlo, insegnante di matematica, viene ad aiutarlo quando può. Ma per Costantino la gelateria, anche dopo la scomparsa della moglie, è un modo per tenersi in attività. “Mi diverto molto qui. Quando ci sono persone che vengono mi sento come un bambino portato sulle giostre. E’ un divertimento. C’è già l’inverno in cui mi annoio. Vado a trovare mia suocera che ha 90 anni e vive a Lanciano. Il sabato vado un po’ a ballare. E poi si aspetta maggio (o aprile) per ripartire”. I coni da record ormai non si fanno più. “Ho perso l’ispirazione”. Arriva una ragazza che chiede i suoi gusti. E lui, con la sua cordialità, commenta “buono”. Poi, prima di salutarlo, anche a noi tocca (potrete immaginare il dispiacere) il rito del “pepe” sul gelato. Il marchio di fabbrica. E chissà che prima o poi non riusciamo a convicerlo a farci un cono da 80 centimetri da immortalare e consegnare alla storia dei gelatai della città.

Testo di Giuseppe Ritucci

Foto di Costanzo D’Angelo

Tratto da ZonaLocale.it

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